Santuario nuragico di Santa Vittoria

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Santuario Nuragico Santa Vittoria

Il santuario nuragico di Santa Vittoria domina il territorio circostante dalla Giara di Serri. Dal complesso monumentale, immerso in un habitat di notevole interesse naturalistico, si apre il panorama dei suggestivi paesaggi del Sarcidano, della Trexenta e della Marmilla.

L’area è stata frequentata fin dalle prime fasi della Civiltà Nuragica nel 1600 a.C.. Poi, dalla tarda età del Bronzo alla prima età del Ferro (1100-900/800 a. C.), questo luogo si è trasformato in una delle più importanti espressioni della religiosità nuragica: è possibile che le divinità del pantheon nuragico, adorate nei diversi templi del santuario, fungessero da garanti per gli scambi commerciali, culturali e ideologici tra le genti dell’Isola e non solo.

La sacralità del luogo perdura anche in età cristiana, con l’edificazione della chiesetta di probabile impianto bizantino, dedicata a S. Vittoria o a S. Maria della Vittoria che dà il nome al sito.

Nel vasto complesso archeologico è possibile osservare l’evolversi della civiltà Nuragica. Nel Bronzo Medio (1600-1300 a.C.) è stato realizzato un nuraghe a corridoio. Al Bronzo Recente (1300-1100 a.C.) si data il nuraghe “classico” a tholos che ha inglobato il preesistente protonuraghe. Nel periodo compreso tra il Bronzo finale e la prima età del Ferro (1100 - 900/800 a.C.) vennero edificati: il pozzo sacro, dedicato al culto delle acque, costruito con blocchi di basalto e calcare perfettamente squadrati; la “via sacra” che collega i diversi templi; il grande “recinto delle feste”, centro socio-commerciale del santuario (dove tutt’attorno si dispongono i porticati, i nove vani destinati al mercato, le sale-capanne di rappresentanza, la cucina collettiva, la capanne dove sono state rinvenute scorie di fusione di piombo e di rame, la “capanna dell’ascia bipenne”). Sempre all'età del ferro risalgono: il tempio “ipetrale”, che conserva due altari al centro dei quali si trova un canale di scolo per il deflusso del sangue degli animali sacrificati; la rotonda composta da un sedile interno anulare modanato, al centro una base d’altare (capanna 6); i templi in antis (le capanne del “capo” e del “sacerdote”); la sala delle assemblee  (la “curia”) sede decisionale degli oligarchi; le abitazioni come gli isolati di capanne a corte centrale (la capanna del“doppio betilo”), la capanna a settori con rotonda (“il recinto dei supplizi”).

Sin dalle prime indagini archeologiche, iniziate nel 1907 e dirette da Antonio Taramelli, sono riemersi reperti di considerevole interesse.

La maggior parte oggetti offerti alle divinità protosarde oppure impiegati per i culti officiati nei vari templi che costituiscono il santuario. Tra i reperti ci sono: vari modellini di nuraghi stilizzati, betilini-altari in arenaria; lastre votive in calcare atte ad accogliere i bronzetti destinati all’esposizione; protomi taurine in calcare e in bronzo; armi votive bronzee come spade, pugnaletti; asce a doppia lama che potrebbero trovare confronti con culti egei (la capanna dell’ascia bipenne); frammenti di navicelle-lucerne bronzee; manufatti ceramici (brocche askoidi, scodelle, ciotole) etc. Durante gli scavi sono stati inoltre riportati alla luce numerosissimi bronzetti (ex-voto), che attestano l’eccezionale maestria degli artigiani nuragici: figure antropomorfe, spesso interpretate come capi-tribù, sacerdotesse, madri dell’ucciso, arcieri, offerenti; figure zoomorfe come buoi, arieti, cani, maiali, cervi, cinghiali, volpi, colombe; mezzi di trasporto come un carretto a due ruote; oggetti utilizzati nella vita quotidiana quali ceste, pelli, recipienti vari. I diversi bronzetti sopra citati, spesso  disposti sopra le lastre atte all’esposizione, potevano narrare storie riconducibili alla sfera religiosa, mitologica o degli antenati divinizzati, oggi difficilmente ricostruibili. Durante gli scavi sono stati ritrovati diversi oggetti di prestigio attestanti i rapporti che i nuragici intrattenevano con etruschi, fenici, ciprioti: una fibula ad arco di violino foliato in bronzo, un disco a doppia lamina d’argento, collane composte da vaghi d’ambra e in pasta vitrea, un torciere a fusto cilindrico decorato da tre corolle floreali etc. I ritrovamenti attestano anche fasi di riutilizzo del sito nei successivi periodi: punico, romano, medievale.

Serri, porta delle Barbagie, ha rappresentato sin dal periodo nuragico, con la realizzazione del santuario, un crocevia di scambi non solo commerciali. In età romana presso la località serrese Sa Cungiadura Manna, è stata edificata la statio di Biora, inserita nel percorso viario interno dell’Isola che da Olbia arrivava a Cagliari: “la via ab Ulbia Calaris per mediterranea”. In età moderna Serri è rimasta custode di memorie e culture e ha mantenuto la sua funzione, ormai millenaria, di luogo destinato ad adunare le genti: la festa e la fiera di Santa Lucia, ad esempio, vantano antiche origini.

Oggi il santuario nuragico di Santa Vittoria attrae a sé studiosi, ricercatori, appassionati, giovani, da tutto il mondo e dà la possinilità di immergersi tra le millenarie vestigia della Civiltà Nuragica.

 

Il sito è aperto 365 giorni l’anno dalle ore 9.00 all’imbrunire

 

Società Cooperativa l’Oleandro – Serri

Area archeologica Santa Vittoria Serri (Ca)

Cell. 3460669068

www.santuarionuragicoserri.it

 coop.l.oleandro@tiscali.it

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