Domu de Urxia

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Domu de Urxia

Nell'area centrale del territorio di Esterzili in località Currurueddi si trova un edificio megalitico rettangolare, conosciuto dalla gente del posto col nome di Domu 'e Urxìa, ossia "Casa della Fata Malefica". La struttura sorge sulla propaggine meridionale che dalla vetta del Monte Santa Vittoria degrada verso est e si estende come un terrazzo irregolare tra i marcati pendii di un rilievo aspro. 

L'edificio di Domu 'e Urxìa è collocato a 978 metri sul livello del mare, in prossimità di una vecchia pista per il bestiame in transumanza, in una zona di alti pascoli apprezzati dai pastori e caratterizzati dall'intenso profumo di timo (armidda). 

L'edificio a mègaron, in antis, è racchiuso da un recinto ellittico che ha il diametro massimo di m. 48,50 e quello minimo di m 28, con una distanza di 7 metri dall'ingresso a Sud, di m 19 dalla parte tergale a Nord, di m 14 dalla fiancata orientale a di m 12,50 da quella occidentale. 

Ercole Contu, il quale ha fornito i dati del primo rilevamento, lo ritenne edificio religioso coevo col tempio di Santa Vittoria di Serri e risalente al VI secolo a.C..

Giovanni Lilliu lo interpreta  come Tempio della Grande Madre Urgìa, signora del santuario che perdonava volentieri gli abigeatari, e lo colloca verso la metà del II millennio a.C. nel quadro della civiltà asiatica elladica. Ferruccio Barreca sostiene invece che questo edificio potrebbe essere la fedele applicazione dei canoni fondamentali dell'architettura siropalestinese e la data dovrebbe essere anche molto posteriore agli inizi del V secolo avanti Cristo.

Ancora oggi Dom'è Urxìa pone altri gravi problemi agli studiosi di antichità che restano stupefatti considerando questo monumento abnorme che apparentemente non ha niente a che fare con la solita forma dei nuraghi e che, per certi aspetti, potrebbe essere il risultato barbarico di forme di tempio a mègaron, in antis, elaborate nel centro montuoso della Sardegna, in un'area recessa e segregata, oppure esito di costruzioni fenicie, oppure interpretazione tarda di un megalitismo arcaico duro a morire, oppure anche - e questa sarebbe una novità assoluta tra le altre ipotesi - un tempio di epoca molto anteriore, manifestazione della primordiale cultura isolana, la più remota della nostra civiltà.

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